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Media reacts to iPad launch
The media has reacted with delight to the launch of Apple’s iPad, although the e-reader capability attracted mixed reviews.
Claudine Beaumont, Telegraph technology editor, commented that it "looks exactly like a giant iPhone, right down to the “home” button at the bottom of its 9.7in touch-screen.
“But she added, “the best feature is ibooks, the e-book reading software that knocks Amazon’s Kindle and Sony’s Reader into a cocked hat.
Novels are beautifully presented . . . The pages of the books resemble proper printed pages, with a sense of texture and authenticity to them.
Turning pages is achieved with a swiping gesture, or a single tap in the right-hand margins.”
“Downloading books is incredibly easy too.”
The Times’ Mike Harvey said the iPad is “slim and elegant” and pointed out that with the ibook function, “More than 125 million people already have one-touch purchase with Apple and even if a fraction of these use the bookstore, the other e-reader companies such as Amazon had better look out.”
The Guardian’s technology correspondent, Bobbie Johnson, described the device as “hefty but not heavy, feeling solid and responsive in the hand.
The screen is about the size of a large paperback, but it’s just half an inch deep.”
However, he added, “a bright LED screen is never going to be perfect for an e-reader” and "switched into e-book mode, the way the iPad emulates the printed page feels fairly natural, if not entirely on a par with rival e-book readers such as Amazon’s Kindle.
“The backlit screen doesn’t come anywhere near the clarity of electronic ink, which means it’s going to prove a lot harder on the eyes of bookworms (it’s great for reading in bed, one Apple flunky told me, keen to stress the positive side).”
Gadget magazine Stuff’s Tom Dunmore described it as “the most desirable tablet – or e-reader – on the market.” although he too added “Certainly the iBooks app is beautiful, but the screen is so bright that reading will be much more strenuous than on the Kindle.
I’d guess that future versions of the iPad will feature screens that can switch between easy-on-the-eye eInk and fast moving colour – but those screens are only in the prototype stage right now.”
Katie Allen
The Bookseller- January 2010
Gli editori italiani contro l'accordo tra Google Books e autori americani
Le obiezioni all’intesa presentata per chiudere la class action: «Rispettare i diritti delle opere fuori commercio»
MILANO – Gli editori italiani si oppongono al nuovo accordo transattivo (Amended Settlement Agreement) presentato nel novembre scorso da Google per chiudere la class action promossa dalle associazioni di autori ed editori americani per il servizio Book Search (la prima udienza della Corte di New York è prevista il 18 febbraio).
La battaglia giudiziaria che già il 4 settembre aveva portato gli editori italiani ad opporsi alla prima versione dell’accordo prosegue: le associazioni degli editori italiani, tedeschi, austriaci e svizzeri hanno presentato alla Corte di New York le proprie obiezioni congiunte al nuovo accordo (disponibili sul sito www.aie.it), mentre analoghe obiezioni sono state presentate dalle associazioni francese e spagnola.
«È vero infatti che il nuovo accordo ha accolto molte delle nostre obiezioni precedenti – ha spiegato il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo – e in particolare la richiesta che per le opere europee valgano le normali regole del diritto d’autore e non quelle speciali introdotte dal Settlement, ma questa esclusione è parziale, perché continuano a essere incluse nell’accordo le opere, anche italiane, registrate al Copyright Office degli Stati Uniti.
Le parti hanno reputato che fossero poche eccezioni, dimenticando che la registrazione al Copyright Office era invece una pratica comune, indispensabile fino agli anni Ottanta per tutelare le opere straniere negli Stati Uniti».
LE RAGIONI DEL NO – L’obiezione maggiore muove dal fatto che il Settlement continua a prevedere che Google possa digitalizzare e vendere in diverse forme le opere fuori commercio (se registrate) senza l’autorizzazione degli aventi diritto, in violazione della Convenzione di Berna sul diritto d’autore.
Solo attivandosi presso un apposito registro (Book Right Registry) e dichiarando i diritti sui singoli titoli, è infatti possibile bloccare la digitalizzazione e i successivi utilizzi.
Inoltre, «è incongruo che i benefici accordati dal nuovo Settlement ad autori ed editori di Regno Unito, Canada e Australia, per esempio in termini di partecipazione agli organi direttivi del Book Registry, o nell’uso di banche dati specifiche di quei paesi per la determinazione dello status di “fuori commercio”, non siano estesi anche ad autori ed editori italiani che continuano a essere inclusi nel Settlement».
«Le obiezioni presentate – ha proseguito Polillo – non significano che gli editori italiani sono contro il futuro e l’innovazione: siamo contro ciò che non li rispetta.
Le soluzioni per includere i libri europei nel rispetto del diritto d’autore ci sono – ha aggiunto Polillo –.
Per riuscire nell’obiettivo Google ha dichiarato più volte di voler utilizzare Arrow (www.arrow-net.eu), il progetto europeo che a breve, a maggio, avrà pronta una prima architettura.
Noi, in quanto capofila del progetto, siamo pronti a collaborare».
Corriere della Sera – redazione online-
29 gennaio 2010
e book L' Italia è pronta per il libro digitale
Quando parte, in Italia, la rivoluzione?
Fabrizio Ligi, amministratore delegato di Deastore, terza libreria italiana online (26 milioni di euro) e leader di mercato nella importazione di testi scientifici, scommette su giugno.
La sua credenziale è che accenderà personalmente le polveri: «Partiremo con 250 mila titoli scaricabili in lingua straniera e diecimila in italiano, in partnership con l’ americana Ingram Digital e assieme agli editori italiani con i quali da marzo stiamo concludendo accordi di distribuzione digitale.
Non posso fare nomi per riservatezza, ma almeno con un grande editore l’ accordo c’ è già.
L’ obiettivo è offrire 50 mila titoli in italiano entro l’ anno.
E venderne per almeno 500 mila euro».
In pratica, il primo visibile lancio in Italia di bestseller, romanzie saggi in formato e-book, sull’ onda di quello che sta accadendo a partire dagli Usa.
Perché se invece di guardarsi in casa si cerca la data d’ inizio dello tsunami sul pianeta, la data in rosso è lo scorso ottobre, quando Amazon ha iniziato far funzionare Kindle ovunque wireless: 360 mila titoli disponibili in 60 secondi.
Poi l’ onda si è fatta sempre più rapida. Ai primi di dicembre l’ intesa per i diritti tra editori inglesi e Amazon.
Il 14 dicembre il record di vendite (9,5 milioni di e-book). Il giorno dopo libri elettronici sugli schermi dei telefonini i-phone.
A Natale, coi regali last minute, lo storico sorpasso dei Kindlebook venduti da Amazon sui libri di carta.
All’ Epifania il Kindle DX, schermo come un libro di medio formato. Al Ces di Los Angeles, chiuso ieri, i nuovi slate (lavagna), pensati per leggerci libri e giornali.
Tutto in 13 settimane e mezzo, poco per cambiare idea su quello che per gli editori italiani era un articolo di fede: il libro senza carta non esiste.
Per questo, di fronte all’ evidenza del contrario, gli occhi sono puntati da una parte sui pionieri del settore, dall’ altra sul mondo in movimento del libro elettronico, per provare a capirlo e imbrigliarlo prima di esserne disarcionati.
Chi probabilmente in Italia sa di più degli e-book di oggi e domani è Cristina Mussinelli, carriera in quella parte del mestiere del libro che è il trattamento digitale dei testi («Dopotutto da quasi trent’ anni tutti i libri sono e-book prima della stampa, ho lavorato al mio primo libro in fotocomposizione nel 1982»), ora consulente e docente ai Master dell’ Associazione italiana editori e prima europea eletta nell’ Idpf, l’ osservatorio internazionale che cerca di stabilire regole e standard del digital publishing.
A partire dal formato: «Lo standard sarà con ogni probabilità e-pub, il più versatile, poi i proprietari dei diritti potranno aggiungere codici criptati, come fa Amazon per renderli leggibili solo su Kindle, o lasciarli aperti».
Anche Mussinelli è convinta che il 2010 sarà l’ anno di svolta: «Arriveranno device di lettura a colori e doppia facciata, con più possibilità di download wireless ».
E i libri in italiano? «Gli editori stanno vincendo le titubanze.
L’ ostacolo più concreto a oggi è quello di cui si parla meno, i libri su carta pagano l’ Iva al 4 per cento, quelli elettronici al 20.
Cancelliamo la differenza e i risultati si vedranno».
Mentre l’ altra grana, i diritti, sembra si stia sbrogliando: gli editori che contemplavano solo la pubblicazione cartacea da mesi chiedono agli autori di sott o s c r i v e r e clausole più larghe, ma c’ è spazio anche per gli agenti che li trattano come diritti accessori.
Per Kylee Doust, l’ agente letteraria di origine australiana che da otto anni esporta all’ estero, tra gli altri, Moccia, Ammaniti e Andrej Longo, è per esempio già la normalità: «L’ inglese Canongate, comprando i diritti di Ammaniti, ha chiesto anche quelli elettronici, pagando una royalty.
La differenza con l’ Italia è che all’ estero l’ e-book esce, qui i diritti digitali sono ancora una formalità».
L’ e-book italiano, in effetti, c’ è già.
Ma paradossalmente in italiano è virtuale (come i 130 titoli volonterosamente offerti da Mondadori online), mentre in inglese no: The Crossroads ( Come Dio comanda) di Ammaniti si scarica al Kindlestore a 13 dollari e 79 ed è al posto 133.986 della classifica.
Va meglio, dello stesso autore, I’ m not scared (traduzione letterale), 36.491.
Poco più giù ci sono The solitude of prime n u m b e r s d i Paolo Giordano (91.347) e Don’ t move di Margaret Mazz a n t i n i (119.384).
Il nostro bestseller è Gomorra di Saviano, 11.115 nel Kindle store.
Anche scontando la difficoltà del made in Italy negli Usa (l’ unico titolo mai arrivato al primo posto del New York Times è Il nome della rosa ), sono numeri che fanno scrutare agli addetti ai lavori con ansia le classifiche ebook, per capire la morfologia del pianeta dove prima o poi dovranno sbarcare.
E orientarsi è impresa da brividi. Intanto, c’ è il boom dei titoli gratis: la classifica Kindlebooks (aggiornata ogni ora, così precisa da diventare inutile) è piena di romanzi a zero dollari, vuoi perché fuori diritti (dalle Avventure di Sherlock Holmes a Orgoglio e pregiudizio) vuoi perché il prezzo zero è la strategia di lancio (dopo un po’ si torna sui 10 dollari, come per il rosa-sentimentale The Crossroads Cafe di Deborah S m i t h , o r a quinto più scaricato).
Altro che lotta alla pirateria: il libro gratis stuzzica l’ appetito.
Invece il primo Kindle book acquistato senza trucco è al dodicesimo posto: I, Alex Cross del bestsellerista inossidabile James Patterson, peraltro secondo nella top ten del New York Times, lì dietro Il simbolo perduto di Dan Brown, che invece su Kindle è 17°.
A voler generalizzare, l’ andazzo è che l’ ebook mette nello stesso cesto classici e genere (spy, western, Harmony), manuali, saggi finanziari e romanzi letterari.
Solo restringendo alla categoria “literary fiction” (ottomila titoli su 114 mila di fiction) la realtà appare non lontana da quella dei librai: lì La strada di McCarthy è ottavo.
Niente di strano: per sentirsi a casa gli editori possono sempre puntare a un pubblico più ristretto e di qualità.
E all’ ordine del giorno della prima riunione dell’ Idpf nel 2010, dice Cristina Mussinelli, c’ è «creare una statistica di vendita oggettiva, l’ equivalente di una Nielsen o Demoskopea».
Però a volte spuntano tracce di comportamenti trasversali.
Il più bizzarro è il fenomeno “erotica”: uscito a novembre, Swallowing darkness di Laurell K. Hamilton, saga fantasy su una principessa delle fate dalla sessualità molto disinibita, è brevemente entrata ai primi di dicembre addirittura tra i 100 più venduti nella fiction, riaccendendo la discussione già avviata sui blog di editoria su chi diavolo compri gli e-porno.
Spicca la risposta della blogger “Julia Taylor”: «Volete proprio saperlo? Soccer mom, segretarie e manager che al ristorante o in metro pensate immerse in libri di finanza.
Ora che sapete il nostro piccolo segreto non vi pare che spieghi i volti soddisfatti di tante lettrici di e-book?».
L’ outing non va preso per oro colato, potrebbe essere marketing. Ma dà da pensare.
Mentre per la saggistica formato elettronico il dibattito più vivaceè sull’ effetto “playlist”: dovunque prevale il contenuto (dall’ astrofisica all’ arte del decoupage, dalla giurisprudenza all’ informatica) Kindle apparenta i lettori agli ascoltatori di mp3: puoi fare compilation di informazioni che ti interessano, aggiornarle automaticamente e usarle come pagine scelte. Dai best seller cartacei di Nick Hornby sulla compilation-mania alle playlist best seller: nel tempo di un click.
MAURIZIO BONO
Repubblica — 11 gennaio 2010
