Negli Stati Uniti accordo dopo la class action: sessanta dollari per ogni opera digitalizzata senza autorizzazione

NEW YORK, 5 marzo 2009 – SONO GIÀ un centinaio in Italia e circa diecimila in tutto il mondo gli autori o gli editori che hanno deciso di partecipare alla class action contro Google. Nell’ottobre del 2008, gli studi legali «Boni & Zack» e «Debevoise & Plimpton» hanno raggiunto un accordo in cui il più importante motore di ricerca su Internet ha riconosciuto di avere infranto la legge americana sul copyright e si è offerto di riparare al torto, scucendo 125 milioni di dollari.
Nel 2004, il colosso di Mountain View aveva annunciato di aver raggiunto un’intesa con diverse biblioteche per la digitalizzazione delle loro collezioni di libri, inclusi i volumi protetti dalla legge sul copyright, nell’ambito del progetto «Google Book Search». Molti scrittori ed editori avevano così deciso di fare causa al motore di ricerca, sostenendo che la digitalizzazione senza autorizzazione violava il diritto d’autore. Messo alle strette, il gigante californiano dell’informatica ha preferito raggiungere un accordo extra giudiziario piuttosto che arrivare al processo.
«*LA NOTIFICA* della class action ha cominciato a essere diffusa da poco tempo – spiega Michael Boni, uno degli avvocati che rappresenta gli autori – ci aspettiamo che il numero di coloro che decideranno di partecipare cresca drammaticamente». A prescindere da quanti saranno a rispondere all’avviso, pubblicato in 218 nazioni e tradotto in 72 lingue, ai due studi legali andranno circa 30 milioni di dollari. «Siamo obbligati per legge a rendere noto quanto è successo: l’accordo raggiunto infatti può avere degli effetti anche su coloro che non hanno partecipato alla class action».
Il motore di ricerca sborserà inoltre 34,5 milioni di dollari per creare e mantenere un «registro dei diritti dei libri», attraverso il quale catalogherà tutti coloro che esercitano il copyright su opere o inserti e che permetterà all’azienda di Mountain View di raccogliere e distribuire più facilmente le entrate che questi genereranno. Più precisamente Google devolverà il 63% degli introiti realizzati da «Book Search» agli aventi diritto, il rimanente 37% servirà per mantenere l’archivio.
Entro il 5 gennaio 2010, il motore di ricerca pagherà a chi ne farà richiesta fino a un massimo di 60 dollari per le opere digitalizzate senza permesso entro il 5 maggio 2009. Il minimo che Google dovrà scucire sarà comunque 45 milioni di dollari. Tutti coloro che decideranno di aderire, in futuro non potranno presentare alcun reclamo per la violazione del copyright. «I 125 milioni di dollari che il motore di ricerca si appresta a pagare – prosegue Boni – sono una cifra irrisoria rispetto a quanto Google sta spendendo per digitalizzare tutti questi volumi».
Ogni autore e ogni editore potrà comunque decidere fino a che punto il colosso californiano potrà sfruttare le loro opere. Chi sceglierà di fare parte della transazione potrà reclamare libri e inserti sul sito www.googlebooksettlement.com. Chi vuole rimuovere una propria opera dal Google Library Project dovrà farne richiesta entro il 5 aprile 2011.
L’ultimo ostacolo da superare per «Boni & Zack» e «Debevoise & Plimpton» è il vaglio della corte distrettuale del distretto sud di New York, che l’11 giugno si pronuncerà sulla validità dell’accordo. Risolto questo ultimo dettaglio, tutti le parti potranno lanciarsi nel progetto. «Per gli autori e gli editori il raggiungimento di un’intesa con Google è un grande vittoria – conclude Michael Boni -. Ci saranno benefici per tutti: l’apertura di nuovi canali di vendita garantirà al motore di ricerca, agli autori e agli editori nuove entrate. È una delle rare situazioni in cui nessuna delle parti coinvolte nella class action esce sconfitta».
QUANTO ALL’ITALIA, i libri già digitalizzati sarebbero alcune centinaia di migliaia, presi fra quelli disponibili nelle biblioteche statunitensi: nell’elenco figurano anche vari best seller. Entro il 5 maggio gli editori italiani dovranno decidere se aderire o meno all’accordo definito negli Usa. Al momento la situazione è piuttosto confusa e c’è una discussione in corso su ciò che Google considera «fuori commercio»: ad esempio vocabolari che ogni anno hanno nuove edizioni.
di *GIAMPAOLO PIOLI e LUCA BOLOGNINI
5 marzo 2009
Il sole 24 Ore (quotidiano net.ilsole24ore.com)*
On Monday, Amazon unveiled its second-generation Kindle e-reader. On Tuesday, HarperCollins announced it was “entering a consultation period” that could well see 5% of its workforce in the UK axed, while it was shutting Collins in the US.
Of course, there is no direct link between these two events, but it seems hard to see a near-term future in which the e-reader creates more publishing jobs than it destroys. Certainly, in her announcement to staff Harper chief Victoria Barnsley alluded to the “constant technological and market changes that mean we need to take a good hard look at the way we work”, and it’s impossible not to see e-readers as part of those, but she also pointed the finger firmly at the increasingly apocalyptic economic climate. “The recession is acting as a catalyst for changes we would inevitably have had to make.”
The second-generation Kindle, plus the Sony Reader and a clutch of other lower-profile readers, hold the ¬possibility of being a further agent of change, beyond the rising costs and shrinking margins publishers are ¬currently being squeezed by.
The first Kindle never made it across the pond but we now know that Amazon will bring its faster, cheaper, slimmer, better successor here soon. It has 230,000 e-books on sale now in the US and British publishers have tens of thousands of e-books ready to roll—albeit not in Amazon.com’s proprietory format.
There is a three-way tussle underway between Sony, whose e-reader is already on sale here, Amazon and Google, which has 1.5 million books scanned and now available through the iPhone. Strategically, publishers would prefer anyone but Amazon to win out, because an Amazon victory would fatally tilt the eternal power-struggle between retailer and publisher.
But what scares publishers even more is the possi¬bility that the Kindle will prove to be the iPod for the book, if not now then soon. Since 2001, sales of physical music products have almost halved in unit terms, with employment in record companies following a similar downward trajectory. Illegal downloading was the real ¬killer, sucking revenue out of music publishing, and although ¬ e-books bristle with anti-hacker counter-measures, the suspicion remains that once e-readers become more common so too will pirated e-books. So every reading device sold could represent a book-buyer lost for good.
*Neill Denny
(editor-in-chief of The Bookseller)
The Bookseller -13 February 2009*
Io, gli altri. Tema dell’edizione 2009
Dopo i Confini (2007) e la Bellezza (2008), leitmotiv dell’edizione 2009 sarà l’Io, e il suo rapporto con gli altri. Un tema da interpretare secondo i punti di vista della letteratura, della psicanalisi, delle scienze, del mito, della politica… come ogni anno alcuni tra i massimi esponenti del pensiero contemporaneo ne parleranno al Lingotto tra il 14 e il 18 maggio per l’edizione 2009 della Fiera Internazionale del Libro di Torino.
