DEA Mediagroup News
Publishing, Media, Entertainment, Libraries, Bookshops, Research and technological innovation
Information Literacy in the 21st Century - Spring Event - Naples March 26 - Rome March 27
John Cabot University –the first American University abroad to receive "The Big Read" grant from U.S. National Endowment for the Arts
John Cabot University has become the first American university abroad to receive a Big Read grant from the U.S. National Endowment for the Arts.
The grant will support The Big Read Rome, a series of events in October 2009 to encourage English language speakers in Rome to read and discuss Harper Lee’s Pulitzer Prize-winning novel To Kill a Mockingbird.

The grant is part of the NEA’s effort to increase literacy by encouraging the reading of literature.
Coordinated by JCU, The Big Read Rome will feature:
- a keynote speech by Charles J. Shields the leading expert on To Kill a Mockingbird and Harper Lee
- a production of the play based on the novel
- a screening of the famous Oscar-nominated film, To Kill a Mockingbird, starring Gregory Peck
- teacher training workshops
- student intercultural exchanges
- discussion groups
- and free print and audio guides for participants.
The project director for The Big Read Rome is Dr. Carlos Dews, associate professor of English and chairperson of the JCU Department of English Language and Literature. “We are delighted to have the opportunity to host The Big Read Rome and serve as a locus of discussion for this wonderful novel about justice and racial inequality,” Dews said. “We are hoping to inspire as many as 10000 people to read Harper Lee’s transformative work.” Launched in 2007, the NEA’s Big Read program has prompted more than 400 communities in the United States to sponsor “Big Reads” of their own, focusing on books that range from The Age of Innocence by Edith Wharton, Bless Me, Ultima by Rudolfo Anaya to Jack London’s The Call of the Wild and many more. John Cabot University – February 27, 2009
Deep Web, dove non arriva nemmeno Google
C’è un mondo oltre Google. Questo è poco ma sicuro. Solo che oggi ha un nome: Deep Web, la rete profonda, quella dove anche il motore di ricerca più potente del mondo non riesce ad arrivare.
Per quanto possa risultare difficile da credere, oltre i trilioni di pagine web indicizzate dall’algoritmo di Mountain View c’è un oceano di siti, indirizzi web, informazioni che aspettano solo di essere catalogati e portati in superficie.

L’attesa è legata non tanto a un difetto dei tradizionali motori di ricerca quanto a una caratteristica intrinseca di internet.
Per trovare i contenuti in rete si utilizzano dei software ragno, (web crawler in gergo tecnico).
Si tratta di programmi-segugio che saltabeccano di collegamento in collegamento (hyperlink) in modo automatico senza una guida acquisendo una copia testuale di tutti i documenti visitati allo scopo di inserirla in un indice di un motore di ricerca.
Questi strumenti si sono rivelati inefficaci a scovare le risorse del Deep Web in quanto non sono in grado di interrogare per esempio un database di una pagina dinamica dato il numero infinito di termini che si potrebbero ricercare. In sostanza, riescono a sclafire solo la superficie, non vanno per usare una metafora oltre la seconda domanda, ovvero non eseguono percorsi all’interno di più data base. Secondo Brightt, società statunitense specializzata nell’indicizzazione di contenuti dinamci, questo difetto avrebbe permesso agli attuali motori di catalogare poco meno dell’1% dei contenuti presenti su internet. Ecco perché stanno nascendo nuovi software per aggredire il Deep Web.
Come ad esempio, scrive il New York Times, Kosmix , una start up nata per scavare laddove non c’è un collegamento ipertestuale.
File Pdf, contenitori audio-video, banche dati ad accesso ristretto sono contenuti finora inaccessibile ai tradizionali ragni.
A questo va aggiunto il fatto che il crawler è tutto sommato stupido. Non ragiona come un essere un umano e non risponde a domande.
Con gli attuali motori si inserisce una parola e il ragno scova tutti i contenuti che contengono o sono collegati a quel termine.
In altri termini, le attuali tecnologie di ricerca non possono rispondere alle interrogazioni complesse come la domanda: «Qual è il dottore migliore, vicino casa mia, in grado di curare una determinata malattia».
Ecco perché da oltre cinque anni il Web semantico resta una delle grandi promesse non mantenute della rete.
Rendere internet un ambiente capace di fornire risposte evolute resta la sfida sottesa al censimento del Deep Web.
Luca Tremolada
Il Sole 24 Ore.com
24 Febbraio 2009
