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De Agostini partner editoriale esclusivo della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano
Il vastissimo patrimonio della Biblioteca Ambrosiana, che ha appena festeggiato il quarto centenario dalla sua fondazione, comprende più di 35.000 manoscritti, 12.000 pergamene, 3.000 incunaboli, 30.000 disegni e incisioni, più di 950.000 volumi a stampa, oltre alle numerose legature medievali e alle raccolte numismatiche e archeologiche.
Grazie all’esperienza e alle conoscenze tecniche ed editoriali della struttura della De Agostini Picture Library, questo preziosissimo patrimonio sarà reso disponibile e utilizzabile per ogni attività editoriale sia per i progetti di De Agostini stessa che per progetti in partnership con Case Editrici interessate alla divulgazione e commercializzazione di un tale inestimabile patrimonio di cultura e conoscenza.
Il patrimonio della Biblioteca Ambrosiana al centro dell’accordo con De Agostini Editore
Il “vessillo” dell’intera raccolta è senza dubbio il Musico, l’unico dipinto su tavola di Leonardo esistente a Milano. Interessante, dal punto di vista storico, è la produzione di copie da dipinti celebri, promossa per scopi didattici e documentativi, come ad esempio la copia dell’Ultima Cena di Leonardo dipinta dal Vespino, commissionata già nel 1609 dal Cardinal Federico per preservare il capolavoro leonardesco che già allora versava in condizioni precarie di conservazione.
Il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci: le mostre, i cataloghi e i volumi tematici.
Il Codice Atlantico è noto a tutto il mondo come la più ampia e stupefacente collezione di fogli leonardeschi e abbraccia la vita intellettuale del genio toscano per un periodo di oltre quarant’anni, dal 1478 al 1519. I suoi 1119 fogli, raccolti nel ‘600 dall’architetto Pompeo Leoni e rilegati negli anni ’70 in dodici volumi di tale peso da pregiudicarne la conservazione, sono stati sfascicolati nello scorso mese di giugno e sono stati posti singolarmente in appositi passepartout, in modo da poter essere preservati nelle migliori condizioni. Sono stati poi digitalizzati con tecnologie avanzate, per l’acquisizione in altissima definizione. Tutto questo prezioso lavoro ha reso possibile, quindi, l’esposizione integrale della raccolta.
Comunicato stampa – De Agostini-
Google Books: dalla carta ai bit e viceversa
Google ha stretto un accordo con On Demand Books per offrire la possibilità di stampare “on demand” i libri di pubblico dominio presenti nel suo servizio Books.
Il sistema di stampa è del tutto automatico e sarà utilizzato nelle biblioteche e in libreria
Si chiama Espresso Book Machine ed è la nuova alleata del discusso Google Books.
Come suggerisce il suo nome, la macchina è in grado di stampare un intero libro in pochi minuti e sarà dunque utilizzata per riportare sulla carta le decine di migliaia di libri di pubblico dominio digitalizzati da Google e messi a disposizione degli utenti della Rete nel corso degli ultimi anni. Il nuovo sistema potrà essere adottato dalle biblioteche e dai rivenditori di libri per estendere i propri cataloghi e migliorare i loro servizi.
Prodotta da On Demand Books, la Espresso Book Machine è una sorta di distributore automatico di libri.
Rintracciato il volume di pubblico dominio desiderato online, tramite Google Books, è sufficiente dare il comando di stampa al sistema per ottenere in pochi minuti un libro vero e proprio.
Il dispositivo provvede infatti a stampare ad alta velocità le pagine del volume, mentre un’altra stampante provvede alla produzione della copertina. Le pagine vengono poi raccolte, incollate tra loro e successivamente unite alla copertina.
Alcune lame provvedono poi a pareggiare i lati del libro consegnando infine un volume vero e proprio per l’utente.
L’intero processo, dalla stampa delle pagine alla rilegatura, avviene totalmente in automatico e non implica alcun intervento da parte di un operatore o dello stesso utente.
Stando alle prime informazioni, il servizio di stampa “on demand” sarà disponibile per circa due milioni di libri già digitalitzzati da Google e di pubblico dominio senza particolari limitazioni sul fronte del copyright. «Il cerchio sembra si stia per chiudere.
Ciò consentirà agli utenti di ottenere la copia fisica di un libro del quale esistono magari due sole copie in alcune biblioteche del paese, o del quale magari non esistono più copie in tutto il paese» ha dichiarato Jennie Johnson, portavoce di Google, descrivendo le peculiarità del nuovo sistema.
La soluzione per la stampa istantanea dei libri offerta da On Demand Books esiste sul mercato già da alcuni anni, ma al momento la società non era riuscita a imporre in maniera significativa il proprio modello a causa delle limitazioni legate ai diritti per la stampa dei volumi.
Il nuovo accordo con Google potrebbe ora consentire alla società di diffondere un alto numero delle sue Espresso Book Machine negli Stati Uniti e all’estero, rivoluzionando il tradizionale metodo di fruizione dei volumi difficilmente reperibili nelle biblioteche o nelle librerie.
Il prezzo consigliato al pubblico per l’acquisto di un libro stampato da On Demand Books è pari a 8 dollari, ma i rivenditori che adotteranno il servizio potranno decidere di variare tale prezzo in base alle loro esigenze e alle loro strategie commerciali.
Il macchinario costa circa 100mila dollari, ma la società produttrice offrirà l’Espresso Book Machine in comodato d’uso ai rivenditori per favorirne una rapida diffusione. Per ogni libro stampato, On Demand Books otterrà 1 dollaro, cifra che spetterà anche a Google.
La società del motore di ricerca verserà poi la propria commissione a iniziative caritatevoli e non profit.
Il nuovo modello proposto dalla società di Mountain View potrebbe accontentare i tanti utenti ancora affezionati alla carta e poco avvezzi all’utilizzo degli ebook reader.
Il prospettato aumento dei libri in catalogo potrebbe inoltre rendere il servizio ancora più interessante e vantaggioso dal punto di vista economico. Google si sta battendo per ottenere l’autorizzazione a stampare e vendere i libri ancora protetti da copyright, ma non più in commercio. Ottenendo tale diritto, il catalogo potrebbe rapidamente raggiungere i sei milioni di volumi.
Emanuele Menietti
Web News – 18 Settembre 2009
È vuota la grande biblioteca online
BRUXELLES — «Europeana», la biblioteca digitale lanciata dall’Unione Europea, sta per compiere un anno di vita.
Doveva diventare, su Internet, «la biblioteca di Alessandria del XXI secolo», lo scrigno del sapere di tutto il continente, anzi di tutto il mondo: quadri, foto, spartiti musicali, libri antichi e moderni da sfogliare con un clic sulla tastiera del computer e messi a disposizione gratuita di chiunque, questo era il sogno.
Ma per ora, non è andata così: Europeana è come una libreria semideserta, ha raccolto appena il 5% di tutti i libri digitalizzati nei 27 paesi Ue, vale a dire la metà delle opere che si sperava di raccogliere entro il 2010.
Non è probabilmente (o non soltanto) colpa sua, ma dei governi e delle istituzioni culturali troppo pigre, o gelose dei propri patrimoni, o spaventate dalle norme intricate sui diritti d’autore, che durano fino a 70 anni dalla morte di uno scrittore.
Così, anche se sono 4,6 milioni le opere varie già messe online e in gran parte sciolte dai gravami dei diritti — una quantità comunque ragguardevole — la stessa Viviane Reading, commissaria europea per la società dell’informazione e i media e grande madrina di Europeana, parla malinconicamente di situazione «preoccupante». Un unico Paese si è rivelato davvero entusiasta: è la Francia, che da sola ha fornito quasi la metà — il 47% — delle opere raccolte. I soliti invidiosi di Bruxelles dicono che ciò si deve alla solita ossessione un po’ fatua della «grandeur», dell’orgoglio patriottico francese. Ma certo, avrò contato anche un’ottima organizzazione culturale. E i francesi riescono anche così a marcare i loro territori nella Ue di fronte allo strapotere crescente dell’inglese, su Google e su altri domini di Internet. In questa singolare classifica, seguono la Germania (ha fornito il 15,4% di tutte le opere raccolte), l’Olanda (8%), la Gran Bretagna (7,9%), e così via. L’Italia è più giù (1,2% di tutte le opere), al di sotto della Grecia (1,6%). E fra gli ultimi, con un desolante 0,1%, c’è l’Irlanda di Joyce e Yeats. La «navigazione» riserva varie sorprese. La Divina Commedia? L’hanno fornita la Biblioteca nazionale di Francia, e l’Università popolare della Slovenia, ma non ancora un’università o un ministero italiano.
L’unico testo sulla Commedia consultabile in italiano è un commento di Charles S. Singleton offerto dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Per leggerlo, si clicca sulla copertina. Ma poi compare la scritta: «Materiale disponibile solo presso la biblioteca». Stop, fine della ricerca. E i Promessi Sposi? Quelli sì, arrivano dall’Italia: ma sotto forma di cartoline d’epoca (esempio: una del 1918, giunta dal ministero dei beni culturali) e di film, non di un testo completo. C’è un commento critico (Similitudini e considerazioni morali-psicologiche nei Promessi Sposi di Salvatore Palumbo), spedito ancora dalla Biblioteca nazionale di Firenze. Ma ancora: «Materiale disponibile solo presso la biblioteca». E i capolavori del nostro Novecento? Il Gattopardo, zero citazioni, Il deserto dei tartari idem, tanto per fare due esempi fra tanti: è come se l’Italia non stia in Europeana, né in Europa.
Luigi Offeddu
Corriere della Sera, 4 settembre 2009
