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e book L' Italia è pronta per il libro digitale
Quando parte, in Italia, la rivoluzione?
Fabrizio Ligi, amministratore delegato di Deastore, terza libreria italiana online (26 milioni di euro) e leader di mercato nella importazione di testi scientifici, scommette su giugno.
La sua credenziale è che accenderà personalmente le polveri: «Partiremo con 250 mila titoli scaricabili in lingua straniera e diecimila in italiano, in partnership con l’ americana Ingram Digital e assieme agli editori italiani con i quali da marzo stiamo concludendo accordi di distribuzione digitale.
Non posso fare nomi per riservatezza, ma almeno con un grande editore l’ accordo c’ è già.
L’ obiettivo è offrire 50 mila titoli in italiano entro l’ anno.
E venderne per almeno 500 mila euro».
In pratica, il primo visibile lancio in Italia di bestseller, romanzie saggi in formato e-book, sull’ onda di quello che sta accadendo a partire dagli Usa.
Perché se invece di guardarsi in casa si cerca la data d’ inizio dello tsunami sul pianeta, la data in rosso è lo scorso ottobre, quando Amazon ha iniziato far funzionare Kindle ovunque wireless: 360 mila titoli disponibili in 60 secondi.
Poi l’ onda si è fatta sempre più rapida. Ai primi di dicembre l’ intesa per i diritti tra editori inglesi e Amazon.
Il 14 dicembre il record di vendite (9,5 milioni di e-book). Il giorno dopo libri elettronici sugli schermi dei telefonini i-phone.
A Natale, coi regali last minute, lo storico sorpasso dei Kindlebook venduti da Amazon sui libri di carta.
All’ Epifania il Kindle DX, schermo come un libro di medio formato. Al Ces di Los Angeles, chiuso ieri, i nuovi slate (lavagna), pensati per leggerci libri e giornali.
Tutto in 13 settimane e mezzo, poco per cambiare idea su quello che per gli editori italiani era un articolo di fede: il libro senza carta non esiste.
Per questo, di fronte all’ evidenza del contrario, gli occhi sono puntati da una parte sui pionieri del settore, dall’ altra sul mondo in movimento del libro elettronico, per provare a capirlo e imbrigliarlo prima di esserne disarcionati.
Chi probabilmente in Italia sa di più degli e-book di oggi e domani è Cristina Mussinelli, carriera in quella parte del mestiere del libro che è il trattamento digitale dei testi («Dopotutto da quasi trent’ anni tutti i libri sono e-book prima della stampa, ho lavorato al mio primo libro in fotocomposizione nel 1982»), ora consulente e docente ai Master dell’ Associazione italiana editori e prima europea eletta nell’ Idpf, l’ osservatorio internazionale che cerca di stabilire regole e standard del digital publishing.
A partire dal formato: «Lo standard sarà con ogni probabilità e-pub, il più versatile, poi i proprietari dei diritti potranno aggiungere codici criptati, come fa Amazon per renderli leggibili solo su Kindle, o lasciarli aperti».
Anche Mussinelli è convinta che il 2010 sarà l’ anno di svolta: «Arriveranno device di lettura a colori e doppia facciata, con più possibilità di download wireless ».
E i libri in italiano? «Gli editori stanno vincendo le titubanze.
L’ ostacolo più concreto a oggi è quello di cui si parla meno, i libri su carta pagano l’ Iva al 4 per cento, quelli elettronici al 20.
Cancelliamo la differenza e i risultati si vedranno».
Mentre l’ altra grana, i diritti, sembra si stia sbrogliando: gli editori che contemplavano solo la pubblicazione cartacea da mesi chiedono agli autori di sott o s c r i v e r e clausole più larghe, ma c’ è spazio anche per gli agenti che li trattano come diritti accessori.
Per Kylee Doust, l’ agente letteraria di origine australiana che da otto anni esporta all’ estero, tra gli altri, Moccia, Ammaniti e Andrej Longo, è per esempio già la normalità: «L’ inglese Canongate, comprando i diritti di Ammaniti, ha chiesto anche quelli elettronici, pagando una royalty.
La differenza con l’ Italia è che all’ estero l’ e-book esce, qui i diritti digitali sono ancora una formalità».
L’ e-book italiano, in effetti, c’ è già.
Ma paradossalmente in italiano è virtuale (come i 130 titoli volonterosamente offerti da Mondadori online), mentre in inglese no: The Crossroads ( Come Dio comanda) di Ammaniti si scarica al Kindlestore a 13 dollari e 79 ed è al posto 133.986 della classifica.
Va meglio, dello stesso autore, I’ m not scared (traduzione letterale), 36.491.
Poco più giù ci sono The solitude of prime n u m b e r s d i Paolo Giordano (91.347) e Don’ t move di Margaret Mazz a n t i n i (119.384).
Il nostro bestseller è Gomorra di Saviano, 11.115 nel Kindle store.
Anche scontando la difficoltà del made in Italy negli Usa (l’ unico titolo mai arrivato al primo posto del New York Times è Il nome della rosa ), sono numeri che fanno scrutare agli addetti ai lavori con ansia le classifiche ebook, per capire la morfologia del pianeta dove prima o poi dovranno sbarcare.
E orientarsi è impresa da brividi. Intanto, c’ è il boom dei titoli gratis: la classifica Kindlebooks (aggiornata ogni ora, così precisa da diventare inutile) è piena di romanzi a zero dollari, vuoi perché fuori diritti (dalle Avventure di Sherlock Holmes a Orgoglio e pregiudizio) vuoi perché il prezzo zero è la strategia di lancio (dopo un po’ si torna sui 10 dollari, come per il rosa-sentimentale The Crossroads Cafe di Deborah S m i t h , o r a quinto più scaricato).
Altro che lotta alla pirateria: il libro gratis stuzzica l’ appetito.
Invece il primo Kindle book acquistato senza trucco è al dodicesimo posto: I, Alex Cross del bestsellerista inossidabile James Patterson, peraltro secondo nella top ten del New York Times, lì dietro Il simbolo perduto di Dan Brown, che invece su Kindle è 17°.
A voler generalizzare, l’ andazzo è che l’ ebook mette nello stesso cesto classici e genere (spy, western, Harmony), manuali, saggi finanziari e romanzi letterari.
Solo restringendo alla categoria “literary fiction” (ottomila titoli su 114 mila di fiction) la realtà appare non lontana da quella dei librai: lì La strada di McCarthy è ottavo.
Niente di strano: per sentirsi a casa gli editori possono sempre puntare a un pubblico più ristretto e di qualità.
E all’ ordine del giorno della prima riunione dell’ Idpf nel 2010, dice Cristina Mussinelli, c’ è «creare una statistica di vendita oggettiva, l’ equivalente di una Nielsen o Demoskopea».
Però a volte spuntano tracce di comportamenti trasversali.
Il più bizzarro è il fenomeno “erotica”: uscito a novembre, Swallowing darkness di Laurell K. Hamilton, saga fantasy su una principessa delle fate dalla sessualità molto disinibita, è brevemente entrata ai primi di dicembre addirittura tra i 100 più venduti nella fiction, riaccendendo la discussione già avviata sui blog di editoria su chi diavolo compri gli e-porno.
Spicca la risposta della blogger “Julia Taylor”: «Volete proprio saperlo? Soccer mom, segretarie e manager che al ristorante o in metro pensate immerse in libri di finanza.
Ora che sapete il nostro piccolo segreto non vi pare che spieghi i volti soddisfatti di tante lettrici di e-book?».
L’ outing non va preso per oro colato, potrebbe essere marketing. Ma dà da pensare.
Mentre per la saggistica formato elettronico il dibattito più vivaceè sull’ effetto “playlist”: dovunque prevale il contenuto (dall’ astrofisica all’ arte del decoupage, dalla giurisprudenza all’ informatica) Kindle apparenta i lettori agli ascoltatori di mp3: puoi fare compilation di informazioni che ti interessano, aggiornarle automaticamente e usarle come pagine scelte. Dai best seller cartacei di Nick Hornby sulla compilation-mania alle playlist best seller: nel tempo di un click.
MAURIZIO BONO
Repubblica — 11 gennaio 2010
Lo shopping online ha vinto la battaglia
Le brutte abitudini, diceva Alberto Sordi, in un suo film, si prendono subito.
Qualche volta anche le buone.
Da vent’ anni a questa parte il mondo si è fatto infinitamente più interconnesso (il che non vuol dire più consapevole, ma questa è un’ altra storia).
Inviare una mail, digitare www.repubblica.it per le ultime notizie, “googlare” su Internet per informarsi su una persona, una meta turistica, un oggetto che vogliamo comprare, verificare online che tempo farà domani prima di mettere un maglione nella borsa da viaggio, sono diventati gesti abituali.
Nessuno più si riferisce alla Rete come a una novità: è parte consolidata della nostra vita, e per quanto l’Italia sia indietro rispetto ad altri Paesi sviluppati, nessuno riesce più a immaginare la vita quotidiana senza.
La notizia è che la presenza di Internet nella giornata degli italiani non fa che crescere e tutto lascia pensare che così continuerà, in un inarrestabile recupero del tempo perduto.
Gli ultimi dati Nielsen parlano di oltre 23 milioni di navigatori sulla Rete, pari al 43 per cento della popolazione.
Giovani e meno giovani, maschi e femmine, ignoranti e ultradiplomati.
L’ utenza è estremamente variegata, con una crescita più che proporzionale della fascia adulta: +8 per cento per i 3554enni nell’ ultimo triennio.
Questo “popolo di navigatori” passa in media oltre un’ ora e mezza al giorno online davanti al computer: per la precisione 102 minuti sui 1.440 che conta una giornata, dunque circa il dieci per cento del nostro tempo, molto di più se si considera il solo tempo di veglia.
In un mese fanno più di cinquanta ore.
Che cosa si fa in tutto questo cybertempo?
Intrattenimento, social networking, certo: i vari Youtube, Facebook e equivalenti.
Molti giocano, qualcuno va in cerca di siti porno.
Altri si informano. Moltissimi, circa nove milioni di italiani, cioè il 38 per cento dei “naviganti” sempre secondo i dati Nielsen, fanno shopping.
Proprio allo stesso modo in cui lo fanno andando a spasso per le vie del centro: consultano cataloghi come fossero vetrine virtuali, confrontano prezzi, servizi, prodotti.
E alla fine, in molti casi, comprano.
Sono dati economicamente pesanti, sui quali hanno insistito all’ ultimo (settimo) Iab Forum di Milano i dirigenti di Iab Italia, società che raggruppa i più importanti operatori di pubblicità online nazionale (Iab sta per Interactive Advertising Bureau, la più importante associazione mondiale in materia di pubblicità su Internet).
Dati che dovrebbero invogliare gli inserzionisti a farsi sotto: la “piazza” informatica è sempre più affollata di semplici curiosi ma sempre più anche di potenziali compratori.
Cresce l’ utenza, cresce il tempo passato online dagli italiani, cresce in parallelo, un po’ causa, un po’ effetto, l’ offerta di contenuti, servizi, opportunità, informazioni messe a disposizione di tutti sulla Rete.
E cresce anche il fatturato pubblicitario. «Confermiamo le nostre previsioni, più 10,5 per cento nell’ advertising on line», dice Layla Pavone, presidente di Iab Italia. Un dato tanto più positivo se si considera che il segno, per gli altri media, specie quelli cartacei, resta invece negativo, anche se in maniera più contenuta rispetto alle catastrofiche previsioni di un anno fa.
Ma c’ è ancora molto da fare, molto da investire, dice Layla Pavone: «Aziende e pubblica amministrazione devono imparare velocemente a capitalizzare le potenzialità di Internet.
E ripensare i loro investimenti pubblicitari».
Pole position
With the United Nations Climate Conference opening in Copenhagen on 7th December, environmental concerns will be increasingly dominating the news pages. A clutch of new titles about one of the most compelling topics on the agenda-melting polar ice-focuses particularly on the plight of the poster boy (or beast) of the crisis-polar bears.
General titles just out include extreme wildlife photographer Paul Nicklen ‘s Polar Obsession
(National Geographic Society).which is apparently the first documentation of the lives of leopard seals, whales, walruses, polar bears, bearded seals, and narwhals, and also from National Geographic , a reprint of Face to Face with polar Bears.
And for histories of human exploration into the polar regions, there’s Face to Face: polar Portraits
(Conway), and in January the paperback of To the End of the Earth ; The Race to Solve Polar Exploration’s Greatest Mysteries by Tom Avery (Atlantic). Plus journalist Sara Wheeler’s new title
The Magnetic North (Jonathan Cape) looks at the investigations og the lands around the Arctic Ocean.
However it is young children’s publishing that has really caught onto the trend, with the latest in the
That’s Not My … series focusing on polar bears (Usborne).
The publisher’s Touchy Feely series also recently released a title on the mammals; Where do Polar Bears Live ? will be coming out from Collins in January; and in February Houghton Mifflin Harcourt publishes Baby Polars ; while an older title is indie Moss Green’s Cold Paws, Warm Heart.
The Bookseller, December 2009
